Romagna d’inverno

Scritto da Maurizia Ghisoni | gennaio 19, 2018 0

Spiaggia di Rimini

Sbaglia di grosso chi pensa alla Romagna  solo come meta di ozi estivi, spiagge affollate, discoteche dai nomi famosi, orchestrine di liscio, piadina e Sangiovese. La terra di Federico Fellini e Tonino Guerra sa essere un luogo di fuga ideale anche in inverno, quando, sfumata la massa di turisti, i centri della costa si riappropriano dei ritmi di sempre e nell’entroterra, rocche e borghi malatestiani schiudono un ricco patrimonio di tradizioni e sapori.

REPORTAGE

Setacciare questa  Romagna, partendo da Rimini, capitale inossidabile della Riviera, toccando il confine con le Marche, le falde del Montefeltro, la val Marecchia, le pianure di Cesena e Forlimpopoli, è sicuramente uno dei modi più piacevoli per gustare l’anima verace di questa terra, scoprendone gli aspetti meno noti e scontati, conditi dall’estro, dalla solarità, dal grande senso di ospitalità della sua gente.

Rimini, dicevamo, è il nostro punto di partenza, il fulcro della Riviera, che in inverno, complici le atmosfere rarefatte del suo porto canale, torna a essere la città delle suggestioni felliniane, capace di cullare i visitatori tra le sontuose architetture liberty del Grand Hotel sul lungomare e le casine basse, i vicoli, i murales dell’antico Borgo San Giuliano.

Cicloturismo

Negli ultimi lustri, la città ha compiuto sforzi apprezzabili per far riscoprire anche il bel centro storico d’impronta romana. Cuore del rilancio sono la piazzetta della Vecchia Pescheria, dove si svolgeva il mercato del pesce e dove ancora si trovano i grandi banchi di marmo d’Istria, e quella adiacente delle Poveracce (nome dato alle vongole e alle loro venditrici).

In inverno, la movida riminese si svolge qui, a due passi da piazza Cavour, tra viuzze che trasudano storia e pullulano di caffè, pub, wine-bar chiamati cantinette: ammiccanti punti di sosta tra una visita culturale (uno dei must è anche il Cinema Fulgor, altro tempio di memorie felliniane, riaperto proprio di recente dopo accurati restauri) e una parentesi di shopping.

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Da Rimini, continuiamo il nostro tour seguendo la via Coriano che, in poche decine di minuti, ci catapulta nell’ altra Romagna, un entroterra dal carattere forte e sanguigno che, nonostante il legame inossidabile con la costa, sa vivere fino in fondo la propria individualità.

A mano a mano che la strada sale a Coriano, si è avvolti da un sipario di collinette cosparse di case coloniche, vigneti, uliveti; uno scampolo di antica signoria malatestiana, che da decenni è sinonimo di viver bene. La viticoltura trova qui una delle sue zone d’elezione e, oltre all’immancabile Sangiovese, il re dei vini di Romagna, porta in tavola bianchi autoctoni come Rebola e Pagadebit. 

Proseguendo sulla strada che da Coriano porta al confine con le Marche, si costeggia la Riserva Naturale di Onferno. Il paesaggio diventa aspro e solitario, chiuso tra ripidi calanchi e vallette boscose. Da Montefiore, dove svetta una bella Rocca perfettamente restaurata, si può costeggiare il confine con le Marche fino alla val Conca e arrivare a quella piccola meraviglia che è Montegridolfo, il borgo castello che la stilista Alberta Ferretti ha voluto riportare allo splendore originario, facendone una terrazza gioiello sull’entroterra romagnolo.

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Un altro itinerario molto piacevole è quello che da Rimini, seguendo la via Emilia, porta a ovest, dove la val Marecchia inizia a incresparsi e dopo una decina di chilometri, schiude le porte di Santarcangelo di Romagna, cittadina dai tratti medievali, che ha dato i natali anche a Tonino Guerra, poeta, scrittore, sceneggiatore e soprattutto instancabile cantore della sua terra. A Santarcangelo, sono molti i luoghi che lo ricordano, a cominciare dalla sua casa natale in via Verdi.

Una sosta gourmet alla Sangiovesa, ristorante che non ha bisogno di molte presentazioni, perché interprete della miglior gastronomia locale, dove, tra le stufe artistiche dello stesso Guerra e le donne giunoniche disegnate da Fellini, un manipolo di rezdore prepara sotto gli occhi dei clienti l’immancabile piadina che, servita calda, è compagna di antipasti, carni e pesce.

REPORTAGE e DOCUMENTAZIONE

Soddisfatti e satolli, continuiamo a setacciare la Romagna d’inverno, seguendo la via di Sogliano, che sale prima a Borghi col suo bel castello trecentesco, e poi a Sogliano, in bilico tra le valli del Rubicone e dell’ Urso, all’incrocio con la strada di crinale che conduce in pieno Montefeltro. Qui, oltre alla Fontana delle Farfalle, ideata dall’ eclettico Tonino Guerra, e a un percorso poetico dedicato a Giovanni Pascoli, che tanto amò questo borgo, spicca uno dei sapori italiani più straordinari: il Formaggio di Fossa, frutto di un accurato processo di rifermentazione e affinamento del pecorino nelle cavità tufacee del sottosuolo.

Apertura formaggi di fossa Sogliano sul Rubicone 25-11-2008

Tutti gli anni, tra la fine di novembre e gli inizi di dicembre, il paesino è cornice della Fiera del Formaggio di Fossa, durante la quale, nel giorno di Santa Caterina, si ripete l’antico rito dell’apertura delle fosse.

Proseguendo a nord-est, si arriva a Savignano sul Rubicone, cittadina dai tratti solari, immersa in una zona dal clima dolce e dai sapori delicati, stemperati da una freschezza che sa ancora di mare. Uno dei simboli della sua gastronomia è lo Squacquerone, un formaggio tenero e cremoso, dai sentori di latte appena munto, da gustare nella piadina calda accompagnato da un buon bicchiere di Albana bianco.

Da Savignano, seguendo la via Emilia, si scivola velocemente in pianura, verso il settore più settentrionale della Romagna. Tappa di rilevante importanza culturale è Cesena, dove la Biblioteca Malatestiana incarna un esempio unico di Biblioteca Umanistica del Rinascimento, perfettamente conservata e inserita dall’ Unesco nel Registro della Memoria del  Mondo.

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In una manciata di minuti, si arriva da Cesena a Forlimpopoli, con la sua imponente Rocca trecentesca e patria di uno dei padri della gastronomia italiana: Pellegrino Artusi. In sua memoria, è stata aperta Casa Artusi all’interno del complesso della chiesa dei Servi, il primo centro di cultura gastronomica dedicato alla “cucina domestica”, con scuola di cucina, biblioteca e ristorante artusiani.

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Crediti fotografici: APT Servizi Emilia Romagna;  L. Bottaro;  G, Salvatori.

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