Italia, la rinascita dei luoghi dimenticati

Scritto da Redazione | novembre 11, 2019 0

Castello-di-Padernello

Rischiavano l’abbandono, ma grazie alla forza delle idee e all’intraprendenza delle comunità, sono oggi esempi virtuosi di turismo sostenibile e rigenerazione culturale, economica e sociale.

Paesi quasi fantasma, castelli e chiese flagellati dall’incuria del tempo, luoghi d’arte e importanti spezzoni di cultura sull’orlo dell’oblio, hanno saputo trasformare le loro fragilità in opportunità e diventare artefici del loro futuro, attirando visitatori da tutto il mondo e diventando laboratorio di idee produttive, con ricaduta positiva su territori e comunità.

Ma eccoli, alcuni dei protagonisti di tanta rinascita.

Castello di Padernello, da rudere a impresa sociale

Stava crollando con tutti i suoi affascinanti misteri, ambienti e opere d’arte, ma grazie a un accordo pubblico-privato, questo maniero quattrocentesco della Bassa Bresciana, è risorto dalle sue ceneri, restituendo ben 600 anni di storia e rivitalizzando anche il villaggio rurale di Padernello, frazione di Borgo San Giacomo.

Castello-di-Padernello

Nato come torre d’avvistamento alla fine del 1300 e costruito dalla famiglia Martinengo nel secolo successivo, alla morte dell’ultimo proprietario, il conte Salvadego, nel 1965, il Castello di Padernello rimase nel più totale abbandono, con le antiche cucine crollate, finché un accordo tra comune e imprenditori locali non ha consentito di recuperalo, aprendo ai visitatori ambienti meravigliosi: soffitti affrescati, mobili di fine artigianato, cucine databili tra il ’400 e il ’500, sala da pranzo di gusto settecentesco, biblioteche e un ponte levatoio originale ancora ben funzionante.

Castello-di-Padernello

Di tutto questo beneficia, naturalmente, anche l’economia del territorio: il castello ha tenuto a battesimo nuovi posti di lavoro, perché qui si organizzano visite guidate (tutti i giorni tranne lunedì), eventi, mostre d’arte e iniziative per promuovere stili di vita sostenibili, come il Mercato della Terra di Slow Food, che incentiva i contadini locali a recuperare le biodiversità delle colture e le coltivazioni autoctone di un’area circondata da agricoltura intensiva.

Castel del Giudice, da borgo spopolato a simbolo di turismo sostenibile

Castel del Giudice

L’autodeterminazione di una comunità è stata fondamentale per il ritorno in vita di Castel del Giudicepiccolo borgo dell’Appennino molisano, ai confini con l’Abruzzo, che non si è arreso allo spopolamento e ha ridisegnato il proprio destino. Dai terreni abbandonati è nata infatti, dal 2003, l’Azienda Agricola Melise, che coltiva mele biologiche, recuperando le oltre 60 varietà di frutti antichi del territorio: dalla mela gelata alla limoncella fino alla zitella, nomi che tengono a battesimo anche le strade dell’Albergo Diffuso Borgo Tufi, fatto di casette in legno e pietra locale, frutto del sapiente recupero delle stalle e dei vecchi immobili.

Festa della Mela di Castel del Giudice-IS-Credit-Emanuele-Scocchera-4

Un villaggio nel villaggio incorniciato dai boschi e dalle vette appenniniche, con tanto di ristorante e centro benessere. Vicino al meleto, è nato anche il primo Apiario di Comunità d’Italia, che integra apicoltura e agricoltura a tutela dell’ambiente. Ma l’azienda coltiva anche orzo e luppolo utilizzati nel nuovissimo birrificio agricolo Maltolento, il tutto nel pieno rispetto del Piano del Cibo di Castel del Giudice,  finalizzato alla tutela dell’ambiente e alla riduzione degli sprechi alimentari.

Anche per la rinascita di questo borgo è stata fondamentale la collaborazione tra il comune, un gruppo di imprenditori appassionati e i cittadini, che hanno messo in moto quella che il sindaco Lino Gentile definisce “imprenditoria affettiva”,  la capacità di riconoscere e sfruttare in positivo le risorse di un territorio vocato all’agricoltura e alla biodiversità. Oggi, a Castel del Giudice, arrivano visitatori da tutta l’Italia e dall’estero desiderosi di trascorrere una vacanza rigenerante nella casette di Borgo Tufi e assaporarne i prodotti genuini.

Laghi Nabi, oasi naturale da bioarchitettura

Laghi Nabi

In Campania, sul litorale domizio (Ce),  il progetto Laghi Nabi ha dato vita al primo Glamping del Sud Italia, con strutture removibili a impatto zero e con il Plana Resort&Spa, struttura alberghiera 4 stelle parimenti virtuosa. Il tutto grazie a un’opera collettiva di bioarchitettura, che ha portato alla rigenerazione ambientale delle ex cave di sabbia, un’area totalmente abbandonata di circa 400mila metri quadrati, trasformandola nella prima Oasi Naturale della Campania, rivitalizzandone flora e fauna e recuperandone la memoria storica e di archeologia industriale.

Il Glamping è immerso totalmente nel verde, con strutture ricettive  removibili, tende e lodge eleganti che galleggiano sui laghi. Anche il Plana Resort&Spa consente un pieno relax nelle camere e nelle suite oppure nelle Tende e nelle Lodge Luxury galleggianti. Ci sono poi un ristorante, due bar, piscine, idro jacuzzi, servizi spa, aree massaggio e l’ennesima meraviglia che rispetta i canoni dell’economia circolare: una pista ciclabile lunga un chilometro e mezzo realizzata con pietre luminescenti, che immagazzinano la luce del sole durante il giorno e la restituiscono di notte, come accade sulla Van Gogh-Roosegarde Cycle Path, la ciclabile olandese di Neunen, alle porte di Eindhoven. Un progetto davvero innovativo, che rispetta l’ambiente e consente di risparmiare energia.

La chiesa-carcere rinasce come simbolo della Capitale Italiana della Cultura 2020

San Francesco del Prato

E’ la storia di San Francesco del Prato a Parma, magnifico esempio di chiesa gotica che, dal periodo napoleonico al 1992, è stata luogo di detenzione e che oggi  torna a mostrare tutto il suo valore storico e culturale. Grazie alla collaborazione tra Diocesi, fondazioni, privati e altri soggetti, è stata avviata una campagna di raccolta fondi al motto di “Liberiamo San Francesco”, che ha fruttato 3 milioni e mezzo di euro, coi quali è stato aperto il cantiere dei restauri, a tutt’oggi in corso, come la stessa sottoscrizione di fondi.

San Francesco del Prato

I lavori procedono secondo progetto e si può già partecipare alle visite guidate salendo tra i 16 raggi del meraviglioso rosone e i decori delle formelle policrome. Da lì, la vista sul centro storico di Parma e la vicina cattedrale è bellissima; la distesa di tetti e cupole sigla un meraviglioso ordito architettonico, biglietto da visita di quella che sarà la Capitale della Cultura Italiana nel 2020. Diverse sono inoltre le iniziative culturali e musicali a cui si può partecipare, contribuendo al recupero di questo affascinante luogo della fede e della memoria.

 

 

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