Steve McCurry e i suoi Orizzonti Lontani

Scritto da Maurizia Ghisoni | febbraio 27, 2026 0
Steve McCurry, Mongolia 2018, ritratto di ragazzo

Steve McCurry, Mongolia 2018, ritratto di ragazzo

Sono una finestra sul mondo, gli scatti e i volti di Steve McCurry, che ci catapultano verso quegli Orizzonti Lontani, che danno il titolo alla mostra in corso a Parma, negli interni dello storico Palazzo Pigorini, fino al prossimo 12 aprile.

McCurry, maestro americano della fotografia, insignito dei più prestigiosi premi e riconoscimenti, ama molto il nostro Paese; le sue opere sono spesso protagoniste di mostre personali in diverse città, tra cui, per l’appunto, Parma.

Questa mostra ripercorre i grandi temi e gli scenari più incredibili incontrati dal grande fotografo durante la sua lunga e prolifica carriera.

AFGHANISTAN, TRA SOFFERENZA E SPERANZA

Steve McCurry, Kabul, Afghanistan, donne al mercato coperte dal burqa

Steve McCurry, Kabul, Afghanistan, donne al mercato coperte dal burqa

Tra i luoghi che più ne hanno sedotto l’obiettivo, c’è sicuramente l’Afghanistan, documentato nelle varie fasi della sua storia tormentata.

Ecco allora i minatori di Pol-e-Khomri; i bambini che affollano il bagagliaio di una Chevrolet anni ’50; le donne al mercato rese invisibili dal burqa, il velo integrale, e poi finalmente libere di studiare e dedicarsi alla lettura, prima di ritornare, purtroppo, nella morsa della segregazione attuale.

O la piccola orfana di Kandahar, a cui sono stati truccati gli occhi con il kohl, antico cosmetico utilizzato per proteggere dalle infezioni.

Steve McCurry, Peshawar, Pakistan, 1984, la bambina con gli occhi verdi

Steve McCurry, Peshawar, Pakistan, 1984, la bambina con gli occhi verdi

Famosissimo e immancabile, il ritratto di Sharbat Gula, la piccola profuga afghana in Pakistan, a Peshawar, i cui occhi verdi e lo sguardo drammatico divennero una delle copertine top del National Geographic.

All’epoca, siamo nel 1984, la ragazzina, di etnia Pashtun, aveva 12 anni e aveva già perso entrambe i genitori. Diversi anni dopo, McCurry tornò a cercarla e la ritrovò madre di famiglia.

INDIA, UN AMORE DI LUNGO PERIODO

Steve McCurry, India, ritratto di uomo con turbante

Steve McCurry, India, ritratto di uomo con turbante

E poi c’è l’India, dove McCurry ha vissuto a lungo, trasferendosi a 28 anni e immortalandone le più profonde contraddizioni. Scatti in cui ricchezza e miseria convivono in un equilibrio tutto loro, sprigionando un’energia e una vitalità che tradiscono tutta la complessità di questo paese-subcontinente.

Ecco allora che l’obiettivo mette a fuoco personaggi che lo stesso maestro identifica come amici: l’anziana signora di Vrindavan; il mago dalla barba arancione; il sarto che porta a spalla la sua macchina da cucine in piena stagione delle piogge.

Steve McCurry, India, un sarto trasporta la sua macchina da cucire durante un'alluvione monsonica

Steve McCurry, India, un sarto trasporta la sua macchina da cucire durante un’alluvione monsonica

Delle grandi alluvioni monsoniche, McCurry ci racconta anche l’aspetto meno clamoroso, con persone che non rinunciano a svolgere le loro attività quotidiane, sottolineando come la vita continui comunque a scorrere a tutte le latitudini.

PASSIONE BUDDISMO

Steve Mc Curry, Angkor, Cambogia, monaci sullo sfondo del complesso archeologico monumentale

Steve Mc Curry, Angkor, Cambogia, monaci sullo sfondo del complesso archeologico monumentale

Altro tema importante per l’autore è il buddismo, declinato dagli scatti sui grandi mausolei, come la pagoda di Mingun, la Roccia d’Oro del Myanmar, un masso imponente che, secondo la dottrina, starebbe in equilibrio su una ciocca di capelli del Budda; o il complesso monumentale di Angkor, in Cambogia, una delle principali attrazioni turistiche del Paese.

Steve McCurry, Bylakuppe, India, 2001, piccoli monaci intenti al gioco

Steve McCurry, Bylakuppe, India, 2001, piccoli monaci intenti al gioco

Eloquenti anche gli scatti sui piccoli monaci di un campo profughi in India che, durante una pausa dalla loro rigida educazione, familiarizzano con oggetti e giochi occidentali. O quello sugli acrobatici monaci Shaolin residenti in Cina.

ALTRI ORIZZONTI

Steve Mc Curry, donna Tuareg del Mali

Steve Mc Curry, donna Tuareg del Mali

Il nutrito corredo di opere in mostra, ci porta a spaziare in molte altre parti del pianeta, ritraendo una donna Tuareg del Mali, sullo sfondo di un deserto che sembra plasmarne i lineamenti; le contadine yemenite che scompaiono sotto grandi cappelli di paglia a cono. Soggetti, questi, non facili da immortalare, perché non gradiscono l’obiettivo e rispondono con il lancio di sassi (lo dico per esperienza personale).

E poi, scatti eloquenti su contadini dell’Ecuador e minatori dalle periferie più recondite del mondo. Ogni volto è un concentrato di storie, emozioni, dolore, speranza, paura e bellezza. «Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te», racconta il fotografo.

Viaggiatore instancabile, McCurry ha fatto del movimento una filosofia di vita:«Il solo fatto di viaggiare e conoscere culture diverse mi dà gioia e una carica inesauribile».

Steve McCurry, ritratti dal mondo in mostra a Parma, Palazzo Pigorini

Steve McCurry, ritratti dal mondo in mostra a Parma, Palazzo Pigorini

 

LA    MOSTRA

Allestita nei suggestivi spazi del primo e secondo piano di Palazzo Pigorini, a Parma, la mostra è stata curata da Biba Giacchetti, profonda conoscitrice del lavoro di McCurry.

Uno dei momenti della mostra di Steve McCurry a Parma, Palazzo Pigorini

Uno dei momenti della mostra di Steve McCurry a Parma, Palazzo Pigorini

Le fotografie non seguono un criterio cronologico o geografico, ma sono accostate per affinità di soggetti, emozioni e atmosfere, cercando quei fili invisibili che legano persone e luoghi anche lontanissimi tra loro.

L’allestimento evoca quel senso profondo di umanità che si respira in ogni scatto di McCurry.

Prodotta da ARTIKA, in collaborazione con Orion57 e il Comune di Parma, la mostra rappresenta un’occasione imperdibile per tutti gli amanti della fotografia e per chi desidera lasciarsi toccare dallo sguardo profondo e autentico di uno dei più grandi narratori visivi del nostro tempo.

BIO

Steve McCurry non è soltanto uno dei più grandi maestri della fotografia contemporanea, pluripremiato con il prestigioso World Press Photo Award – spesso considerato il Premio Nobel della fotografia –, ma continua ad essere un punto di riferimento per un vastissimo pubblico, specialmente tra i giovani. Nelle sue immagini, molti riconoscono un modo unico di guardare il mondo e, in qualche modo, se stessi.

Nato a Philadelphia nel 1950, McCurry muove i primi passi come fotografo per un giornale locale. Dopo tre anni, intraprende un viaggio in India, da cui nasce il suo primo vero portfolio. La svolta arriva con il reportage sull’Afghanistan, che gli apre le porte delle più importanti riviste internazionali, come Time, Life, Newsweek, Geo e National Geographic.

Inviato sui fronti più caldi del pianeta – da Beirut alla Cambogia, dal Kuwait all’ex Jugoslavia, fino di nuovo all’Afghanistan – McCurry ha sempre scelto di essere in prima linea, mettendo a rischio la propria vita pur di raccontare le conseguenze della guerra.

Membro dell’agenzia Magnum dal 1985 e vincitore di numerosi riconoscimenti fotogiornalistici, McCurry è autore di uno degli scatti più iconici della fotografia mondiale: il ritratto della ragazza afghana dagli occhi verdi, pubblicato sulle pagine di National Geographic e divenuto simbolo universale del conflitto.

Info mostra: ARTIKA

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