Modica (Sicilia), Barocco al Cioccolato

Scritto da Maurizia Ghisoni | luglio 21, 2018 0

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Mentre gli occhi di molti sono puntati su un’altra città della Val di Noto (Sicilia), dove a breve andrà in onda il matrimonio stellare tra una fashion blogger e un rapper  pagati a peso d’oro, noi vi portiamo un po’ più in là, a Modica (Ragusa), piccola perla del barocco siciliano nonché meta ideale per una vacanza o un semplice weekend.

Immergersi nel dedalo di vicoli, piazze, slarghi, salite e scalinate delle sue parti antiche è un’esperienza che, da sola, vale il viaggio.

Ho scritto parti, perché di Modica vecchia ne esistono due: quella Alta, d’impronta medievale, con vicoli e scalette tenacemente aggrappati alla collina, e quella Bassa, distesa lungo Corso Umberto, tempio indiscusso del passeggio elegante, bordato da sontuosi palazzi sette-ottocenteschi e vetrine scintillanti.

Per questa sua straordinaria veste architettonica verticale, Modica è tra le otto città della Val di Noto che l’Unesco ha inserito tra i beni Patrimonio dell’Umanità.

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Esiste infine una terza Modica, chiamata Sorda, tagliata in due dalla statale, con quartieri e centri commerciali di nuova urbanizzazione, che hanno consentito di mantenere intatta la parte vecchia, consacrandola all’arte, alla cultura e naturalmente, al turismo, grazie anche al costante recupero e restauro di palazzi e monumenti.

L’itinerario del Barocco

L’itinerario che vi consigliamo, soprattutto se è la vostra prima volta a Modica, è quello classico barocco, lasciandovi magari accompagnare dalle parole cariche di affetto di Gesualdo Bufalino, nativo di Comiso ma che qui insegnò nel 1951, che scriveva di una luce simile a pelle dorata che inonda quartieri e monumenti e nasconde concavi e convessi segreti; di chiese adorne come dame in festa; di un proscenio di pietre rosa o di balconi in ferro battuto gonfi come gli ampi vestiti delle nobildonne d’altri tempi.

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Tappa imperdibile, la Cattedrale di San Giorgio dalla svettante facciata a torre, uno dei massimi esempi del tardo barocco siciliano, che fa da cerniera tra città Alta e Bassa, con ai lati due gemme come Palazzo Polara e Palazzo Grimaldi. Un’imponete scalinata con 250 gradini consente di raggiungere Corso Umberto, l’arteria principale del centro storico, dove si annida la chiesa di San Pietro, preceduta da un’altra bellissima scalinata fiancheggiata da statue di apostoli e circondata da negozi, bar e boutique sempre affollati. Proprio in questa zona, l’incessante opera di recupero e restauro, ha restituito alla comunità e ai turisti una chicca di architettura rupestre, come la chiesetta di San Nicolò Inferiore, scampata al terremoto del 1693 che ha cambiato profondamente il volto di Modica, la cui abside è rivestita di affreschi in stile bizantino.

Ma l’arte e l’architettura barocche offrono il meglio di sé anche nel complesso di Santa Maria del Soccorso o nel Palazzo Napolino Tommasi Rosso, spettacolo nello spettacolo, vicino ai ruderi del Castello che dominano la città, col piano nobile sormontato dalla corona baronale e i balconi panciuti in ferro battuto, sostenuti da mensoloni decorati con mascheroni e foglie d’acanto.

E per il gran colpo d’occhio?

Setacciati i monumenti, visitata la Casa Natale di Salvatore Quasimodo, fulcro del parco  letterario a lui dedicato, vale la pena non perdere lo spettacolo finale offerto da punti panoramici come la collina del Pizzo, eccezionale belvedere alle spalle della chiesa di San Giovanni o il vertiginoso ponte Guerrieri, da dove lo sguardo corre libero su tetti, cupole, campanili e merletti di calcare. La visione è d’effetto soprattutto la sera, quando mille luci ne accendono la trama verticale, rendendo il tutto semplicemente magico.

Dolcezze di cioccolato

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Dopo tante suggestioni d’arte e bellezza, decidiamo di assaporare un altro volto di Modica, quello più dolce e godereccio di piccola mecca del cioccolato artigianale, orgoglio e vanto della Sicilia e del Made in Italy. Un prodotto d’eccellenza che, a partire dagli anni ’90 del secolo scorso, ha visto crescere in modo esponenziale la schiera dei mastri cioccolatieri, che da piccoli artigiani sono diventati imprenditori nonché abili promoter del loro prodotto, la cui ricetta risalirebbe al 1500, mutuata direttamente da quella atzeca attraverso i dominatori spagnoli.

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Si tratta infatti di un tipo particolarissimo di cioccolato, ottenuto con il metodo di lavorazione a freddo, senza concaggio, ovvero senza la lunga fase di miscelatura a 45-50°C. Particolare che consente alla tavoletta di mantenere inalterati i profumi, gli aromi e le proprietà organolettiche del cacao.

Innocenzo Pluchino, titolare e fondatore dell’ azienda Dolci Fonderie Ciomod, è un tipo tutto d’un pezzo, che in fatto di cioccolato la sa decisamente lunga e dimostra una passione rara nell’illustrarmi le caratteristiche dei tanti tipi di tavolette che il suo marchio tiene a battesimo, forte di un accurato processo di lavorazione e confezionamento svolto interamente a mano.

Squisitezze che nascono prima di tutto dal cuore, dal suo grande amore per la Sicilia, terra in cui ha deciso di continuare a vivere e far conoscere i prodotti, tutti rigorosamente locali, a parte le fave di cacao che importa dall’Equador e dalla Colombia, dove la sua azienda è impegnata a sostenere un importante progetto finalizzato a convertire le piantagioni di coca in quelle di cacao:<<Perché la cosa buona è anche quella giusta>>, sottolinea Innocenzo.

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Ecco allora che, accanto alle tavolette dai gusti tradizionali e complice un packaging accattivante, cacao e mandarino tardivo di Ciaculli sortiscono un’accoppiata dalle note fresche e delicate; che l’olio Evo D.O.P dei Monti Iblei, Presidio Slow Food, aggiunge morbidezza e nuances fruttate; che il sesamo di Ispica regala una piacevole croccantezza e il miele dell’Ape Nera Sicula sprigiona profumo di carrubo e consistenza cremosa. Per non parlare poi dell’accoppiata cacao-timo selvatico o cacao-Fior di Sale di Trapani.

Ma Dolci Fonderie Ciomod non è che un esempio virtuoso della grande e prestigiosa tradizione del cioccolato modicano, le cui botteghe e laboratori costellano in buona parte il centralissimo Corso Umberto, come l’ Antica Dolceria Bonajuto, prima fabbrica ad aprire i battenti nel 1880 o Il Caffè dell’Arte oppure Queztal – La Bottega Solidale.

Link utili:   Ufficio Turistico Città di Modica

Si ringrazia Dolci Fonderie Ciomod per i crediti fotografici .

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