Isola di Pasqua (Cile), ai confini del Pianeta

Scritto da Maurizia Ghisoni | aprile 11, 2017 0

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Non è solo quella striscia di terra lunga lunga, stretta stretta, il Cile. E’ anche una galassia incredibile di isole, qualcosa come 3700, una diversa dall’altra, accomunate dall’Oceano Pacifico, da culture antichissime, da una natura incontaminata e da genti orgogliose delle loro tradizioni.

Alcune distano migliaia di chilometri dal continente e hanno nomi che evocano leggende. Altre sono decisamente più vicine ma ugualmente poco note. Ecco perché, in questo post, vorremmo farvele conoscere un po’ più da vicino, iniziando dalla più remota, la mitica Rapa Nui, l’ Isola di Pasqua, a 3600 km dalla costa, uno dei luoghi più sperduti del pianeta, culla di una cultura mistica e per molti aspetti ancora sconosciuta.

Per raggiungerla, ci si imbarca sui moderni boeing 787-8 Dreamliner della compagnia di bandiera cilena Latam e si atterra in un mondo disegnato da spiagge rosa e rivoli di lava, vulcani e praterie, sculture in pietra e grotte tappezzate da geroglifici, fondali di cristallo e onde spumosissime da cavalcare.

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La cultura Rapa Nui pervade questo mondo fatto di mistero e tradizione. Gli abitanti polinesiani parlano la lingua nativa, si esibiscono in danze folcloristiche e preparano cibi buonissimi. Sparsi per l’isola, ci sono più di mille moai, figure imponenti scolpite nel tufo, che si ergono sugli ahu, gli altari da cerimonia nonché luoghi di sepoltura dei defunti. L’Ahu Tongariki è il più grande dell’isola, con almeno 15 moai dritti come fusi. Le dimensioni gigantesche, i loro profili austeri, il mistero su come sono arrivati e sono stati posizionati in questo punto ne fanno ancora oggi un luogo incredibile, di grande suggestione. Il Parco Nazionale Rapa Nui detto anche Te pito o te henua è stato dichiarato Patrimonio Unesco dell’Umanità e come dice il nome in lingua nativa, è un vero e proprio Ombelico della Terra.

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A chi cerca esperienza intense, consigliamo di visitare l’Isola di Pasqua durante l’annuale festa del Tapati, nella prima metà di febbraio, in cui tutti i clan locali si misurano in gare di musica, danza, sport, con rappresentanti nei costumi degli antenati e il corpo dipinto. Un momento davvero elettrizzante.

Chi cerca relax, non perda invece le spiagge bianche e le acque turchesi di Anakena, il classico luogo da cartolina, a cui fanno da sfondo i sette moai con tanto di acconciatura dell’Ahu Nau Nau. Nei chioschi vicini al mare, si gustano ottime empanadas di tonno e il tradizionale poe, un budino dolce a base di zucca e farina.

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Nonostante l’austerità dei moai, Pasqua ha anche un piccolo cuore mondano ad Hanga Roa, con alberghi, ristoranti, pub e localini vari. La Caleta Hanga Roa è il porto peschereccio, dominato dall’Ahu Tautira, una piattaforma cerimoniale con due superbi moai.

Ai solitari e agli amanti della tranquillità, l’isola riserva un posto sorprendente come Ovahe, con spiagge rosa che nascono dalla mescolanza dei detriti rossi del corallo con la sabbia bianca. Le acque hanno qui una trasparenza straordinaria, anche fino a 50 metri e sono ideali per immersioni e snorkeling tra coralli meravigliosi.

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Rano Kau è il più grande cratere vulcanico di tutta l’isola: circa due milioni e mezzo di anni fa, la sua spettacolare eruzione ne tenne a battesimo l’origine. Oggi il suo cratere impressionante, circa 1 km di diametro, ospita una grande laguna d’acqua dolce, popolata da microfauna e caratterizzata da masse di vapore che la fanno assomigliare a un calderone.

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Sull’estremo versante occidentale del vulcano, c’è il villaggio cerimoniale Orongo: cinquantatre casette costruite lungo il pendio con lastre di pietra sovrapposte orizzontalmente e un tetto arcuato, che danno l’illusione di essere parzialmente interrate. Qui, un tempo, si veneravano l’Uomo Uccello, Tangata Manu e il dio Makemake, la grande divinità della cultura Rapa Nui. Petroglifi raffiguranti un uomo alato sono ben visibili ancora oggi su un gruppo di massi tra la sommità della scogliera e il bordo del cratere. Rano Raraku è infine la cava in cui venivano creati e lavorati i moai. Si trova proprio all’interno del cratere e somiglia a un’officina primitiva, con 400 statue sbozzate e disposte alle pendici del vulcano.

Crediti fotografici e link utile: CILE TURISMO   www.chile.travel

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