Gran Paradiso / Alla scoperta di Mestieri Antichi

Scritto da Redazione | novembre 26, 2015 0

Cos’è un tombolo, che cosa fa lo stagnino, che cosa sono gli scapin? Mestieri antichi, quasi dimenticati sopravvivono tra le valli del Gran Paradiso grazie alla tenacia di valenti artigiani e piccole cooperative. Scultori del legno, mastri vetrai, abili merlettaie e molti altri, che con i loro gesti antichi, densi di poesia, hanno saputo tenere viva una tradizione che è parte dell’identità profonda di un territorio. Andiamo a conoscerli insieme agli amici del Parco ! 

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Il magning, vale a dire il ramaio, produce oggetti in rame: paioli da polenta, caldaie in rame cavo, padelle, fuiotti, teglie per la farinata, scalda bagna cauda, mestolame, portaombrelli, cappe per camini o cucine, arredi per chiese, oggetti ornamenti e suppellettili. Ogni fase del processo produttivo è eseguita a mano, proprio come accadeva secoli fa: la ricottura viene fatta alla forgia con carbone di legna; la sagomatura con il tornio; la cesellatura con la pece greca. Anticamente, lo stagnino era un ambulante che, spostandosi di paese in paese, di casa in casa, riparava pentole in rame e utensili da cucina utilizzando pezzi di stagno che aveva sempre con sé. Un tipo di attività, questa, che nel 1600, tenne a battesimo il fenomeno dell’emigrazione stagionale. Gli stagnini partivano infatti dalla Valle Soana per andare a lavorare in tutto il Canavese, Eporediese e Torinese, spingendosi fino in Francia e Spagna, e facendo ritorno a casa solo nel periodo estivo, in tempo per il lavoro dei campi. Oggi, a Pont Canavese, Elio Ceretto mantiene viva la tradizione della lavorazione del rame  e visitare la sua bottega è un come fare un salto indietro nel tempo.

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Non meno antichi anche i mestieri di vetraio e ahcapinera. In Valle Soana, nella seconda metà dell’800, comparvero i primi vetrai, artigiani abili e volenterosi, disposti a spostarsi anche in Lombardia, nel Milanese, ma soprattutto in Savoia, in Svizzera e persino a Parigi. La vita in valle era durissima e un mestiere itinerante garantiva sopravvivenza. Gli ahcapin sono invece pantofole di panno a strati sovrapposti, trapuntati a mano con fili di canapa dalle cosiddette ahcapinere. La tomaia è di velluto ricamato per gli ahcapin della festa, attaccata alla suola dalla parte interna o dalla quella esterna. Calzature così speciali sono parte integrante del costume tradizionale della Valle Soana. Un costume fatto di gonne ampie, camicie bianche, scialli ricamati e decorazioni. Ancora oggi, le donne valsoanine, le cosiddette tchatre, indossano con orgoglio questi indumenti appartenuti alle loro antenate e tramandati di madre in figlia. La signora Mariuccia è l’unica artigiana rimasta in valle che continua a produrli su ordinazione, mantenendo viva una tradizione più unica che rara.

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Affascinante anche la storia delle merlettaie di Cogne, iniziata nel 1665, quando alcune monache benedettine, fuggite dal monastero di Cluny, in Francia, si rifugiarono in Valle d’Aosta, dove trovarono ospitalità presso alcuni comuni, tra cui Cogne, dove insegnarono alle donne locali l’arte del pizzo al tombolo. Un’arte che si è tramandata nei secoli di madre in figlia e continua ad esprimere tutta la sua vitalità. Ancora oggi, le dita abili delle artigiane cognensi intrecciano motivi con il gioco velocissimo dei fuselli sul cuscino circolare del tombolo (un cerchio, il “coessein”, imbottito di paglia e lana, sostenuto da un singolare “cavalot”, mobiletto in legno scolpito col classico motivo del rosone, il monogramma di Cristo e l’anno di fattura, nonché il nome della sua prima proprietaria). Nascono così sul tombolo, a cui il lavoro viene fissato con spilli dalla capocchia multicolore, straordinarie stilizzazioni di animali e fiori. Cogne conta oggi 40 merlettaie riunite in cooperativa, Les Dentellières de Cogne, con una produzione annua di circa 1.500 metri di ricercatissimo pizzo.

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Il mestiere artigianale, che viene immediatamente associato alla montagna, è quello di scultore del legno. Tipica della Valle d’Aosta è la produzione di piatti, mortai, ciotole, taglieri, bassorilievi e oggetti vari, ma soprattutto della grolla (o coppa) dell’amicizia, il più famoso e ricercato oggetto dell’artigianato locale. Il nole grolla deriva da “graal”, che in lingua d’oil significa appunto calice. Simbolo di amicizia e fraternità, la grolla viene usata durante le occasioni conviviali, si tratta infatti di una ciotola in legno con tanti beccucci, che viene riempita di caffè e grappa e passata di mano in mano tra i convitati, che bevono a turno. In passato era riservata alle occasioni speciali e conservata come oggetto prezioso, da tramandare di padre in figlio. Simbolo della famiglia, la grolla era tanto più sfarzosa e decorata quando maggiori erano le possibilità economiche del proprietario. http://www.lesamisdubois.com/

Diversa la tradizione, sul versante piemontese del Parco del Gran Paradiso: qui c’è la bottega dello scultore Marco Rolando, che intaglia e scolpisce oggetti di uso quotidiano e opere d’arte a punta di coltello: se siete curiosi di saperne di più o volete partecipare a corsi di intaglio, potete visitare il suo sito www.marcorolando.com

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Un mestiere antico, purtroppo scomparso, è lo spazzacamino. In Valle Orco gli spazzacamini arrivavano a novembre e ripartivano a maggio. Piccoli gruppi composti da un capo, il pudròc, e da uno o più bambini, i gògn, in genere di 6-7 anni, si occupavano di mantenere puliti camini e canne fumarie delle abitazioni valligiane. Ai bambini spettava, purtroppo, il compito più ingrato e faticoso: la corporatura minuta consentiva loro di essere spinti attraverso le canne fumarie, che dovevano scrostare accuratamente dalla fuliggine. Lo spazzacamino indossava “lu gich”, un giubbotto con il colletto alla russa, alto e ben aderente, e una camicia di tela ben chiusa ai polsi, per non far entrare la fuliggine. Accessorio fondamentale era il “bartun”, un berretto a forma di sacchetto, che consentiva di respirare senza ingoiare troppa polvere nera.

Per scoprire queste e altre curiosità sul rapporto lavoro - montagna, è a disposizione il Centro Visitatori di Locana. Tutte le info su http://www.pngp.it/visita-il-parco/centri-visitatori/locanaantichi-e-nuovi-mestieri.      www.pngp.it

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