Carnia (Friuli) / Erbe Spontanee in Festa

Scritto da Maurizia Ghisoni | maggio 10, 2016 0

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Il risotto e la frittata con la selene, che qui chiamano sclopit, sono semplicemente fantastici. Deliziose le frittelle di fiori di sambuco in pastella; irresistibile la ricotta con erba cipollina e decisamente goumand il radicchio di montagna o l’erba cedrina scottati e messi sott’olio. Per non parlare del tarassaco, dell’erba Luisa, della melissa, del timo serpillo e delle mille altre erbe spontanee che prati e boschi della Carnia, in Friuli, consentono di portare in tavola declinate secondo le antiche ricette della tradizione contadina. Erbe virtuose, con cui un tempo non solo ci si cibava, ma ci si curava e si scacciavano gli influssi negativi e che oggi, tra maggio e giugno, diventano regine di feste e rassegne gastronomiche che vivacizzano i tanti, meravigliosi paesini sparsi per le sette vallate di questo comprensorio verdissimo: Val Tagliamento, Val Lumiei, Val Degano, Val Pesarina, Valcalda, Valle del Brut, Valle del Chiarsò.

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Il 12 e 19 giugno, Forni di Sopra ospita, per esempio, la Festa delle Erbe di Primavera, durante la quale si propongono escursioni guidate nella natura, per imparare a riconoscerle e impiegarle in cucina, menù in tema nei ristoranti, mostre, rassegne di prodotti agricoli e artigianali. A Ravascletto invece, il terzo weekend di giugno è dedicato alla Festa del Solstizio d’Estate, incentrata sulla tradizione del Mac di San Zuan, il Mazzo di San Giovanni, un fascio di erbe spontanee nel quale non possono mancare l’iperico, erba delle streghe; il viburno, il nocciolo, la barba di capra, l’assenzio che tiene lontani i demoni e qualche altra essenza segreta. Il tutto, raccolto all’alba, appena bagnato dalla rugiada miracolosa del solstizio estivo, viene portato in chiesa il giorno successivo per la benedizione e appeso a essiccare a testa in giù, in un luogo fresco della casa, in modo da poterne di tanto in tanto staccare un rametto e bruciarlo nel camino, per tenere lontani fulmini, malanni e avversità varie.

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Tradizioni tanto antiche quanto affascinanti, eredità culturali di valli storicamente isolate, dove madre natura ha sempre dettato riti e miti. Territori verdissimi, tranquilli e rilassanti, dominati da montagne spettacolari, sui cui fianchi cresce una varietà sorprendente di erbe spontanee a cui gli uomini legano da sempre i loro destini. Un tempo, da queste parti, erano diffusi i cramars, i venditori ambulanti che sulle spalle portavano uno zaino-baule con dei cassettini in cui conservavano le erbe spontanee essiccate. Giravano di valle in valle, spingendosi talvolta oltre i confini e assentandosi anche per tutto l’inverno. Vi consigliamo di fare un salto al Museo Carnico di Arti Popolari Michele Gortani, a Tolmezzo, dove ai cramars è dedicata un’intera sala, con oggetti e immagini che svelano un mondo assolutamente unico. Si dice che al loro ritorno, a primavera, le donne raccogliessero quel che restava di quelle erbe e preparassero manicaretti invitanti: minestre, risotti, frittatine, ravioloni chiamati cjarnons, che ogni vallata prepara ancora oggi. Perché il tempo, qui in Carnia, non scalfisce le buone abitudini.

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Le erbe spontanee sono sempre state apprezzate anche per la loro versatilità: fresche, durano pochi giorni, ma scottate e messe sott’olio si possono tranquillamente consumare per tutto l’inverno. Per non parlare poi di quando finiscono in infusione nelle grappe o servono alla preparazione di sciroppi e confetture. Il periodo della loro massima fioritura  va da fine maggio a fine giugno e i più esperti nel riconoscerle e raccoglierle sono naturalmente gli anziani, coloro che conoscono queste valli come le loro tasche. Gente tosta, meravigliosa, custode tenace di tradizioni e leggende che si perdono nella notte dei tempi. Come quella secondo cui, al Plan de le Stries, vicino a Forni di Sopra, abiterebbero ancora le streghe, abilissime nel fabbricare le loro scope proprio con un’erba spontanea, la barba di capra.

16 S793 Vista tra Casera Razzo e Casera Mediana campanule

Un altro piccolo eldorado è la valle di Sauris, paesino di carattere articolato in frazioni sparpagliate tra i 1000 metri del lago artificiale e i 1400 delle baite più alte. Un microcosmo rimasto per secoli intatto e isolato, dove ancora si parla tedesco come in pieno medioevo. Il che ha veramente dell’ incredibile! Anche qui non è difficile gustare nei ristoranti e nei rifugi piatti meravigliosi come gnocchetti alle erbe aromatiche, risotti al kere, strudel salati e frittatine che sprigionano tutto il profumo aromatico delle erbe di prato e di bosco.

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Link utili :   www.carnia.it           www.turismo.fvg.it

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