Capri (Na), un’isola per camminare

Scritto da Maurizia Ghisoni | luglio 5, 2016 0

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Isola della dolce vita e della mondanità, Capri. Ma anche concentrato di natura strepitosa, con mille opportunità per camminate sui bellissimi sentieri panoramici che si aggrappano alla roccia e si stagliano nel blu. Un’esperienza da non perdere assolutamente e che invitiamo a condividere con noi. Uno dei percorsi più belli e completi, perché riunisce tutti i must dell’isola, è, per esempio, quello che dalla Piazzetta conduce all’Arco Naturale e poi, attraverso il Pizzolungo, al Belvedere di Tragara, affacciato sui Faraglioni, per ritornare infine a Capri.

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In tutto circa 3 ore e consigliamo  le fasce più fresche della giornata. Da via Le Botteghe, una delle stradine più centrali che si diramano dalla Piazzetta, si raggiunge il cosiddetto Quadrivio della Croce, che taglia in due il circuito pedonale: da una parte, a nord, sta il versante di Tiberio con la salita a Villa Jovis; dall’altro, quello di Matermania con l’Arco Naturale e il Pizzolungo, uno dei sentieri più entusiasmanti e spettacolari. Percorrendo tutta via Matermania, si segue, a sinistra, una stradina lastricata e pianeggiante che, inoltrandosi tra le silenziose casette capresi, giunge all’antica gradinata che porta all’Arco Naturale, un mastodontico ponte di roccia sospeso sull’acqua e la vegetazione, la cui volta raggiunge i 12 metri. Un gigante avvolto in un silenzio antico, che sigla uno degli scorci più singolari dell’isola.

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Tornati sui propri passi, ci si inerpica sulla scalinata che si apre a sinistra e conduce alla prima tappa del percorso del Pizzolungo: la Grotta di Matermania, che l’Imperatore Tiberio trasformò in un fresco e spettacolare ninfeo. Continuando sulla gradinata ombreggiata dai lecci, si arriva giù al mare lungo il sentiero del Pizzolungo. Oltrepassata Casa come me, la rossa ed eclettica dimora a picco sul mare dello scrittore Curzio Malaparte, si scorge lo scoglio del Monacone, che innalza la sua mole tra i flutti di un mare cristallino.

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Poco più in là, spuntano invece i tre Faraglioni, simbolo dell’isola: Stella, Saetta e Scopolo, sul quale vive una singolare lucertola azzurra. Ma poco prima di arrivare al Belvedere di Tragara, con le sue fantastiche vedute su Marina Piccola, si rimane colpiti davanti ad alcuni versi di Pablo Neruda, che qui soggiornò da esule, scolpiti nella roccia e dedicati all’esuberante natura isolana: <<Capri reina de roca en tu vestido de color amaranto y azucena…>>. Da qui, il centro dell’isola dista solo poche decine di minuti di passeggiata per l’incantevole via Tragara, costruita in epoca romana, bordata di ville signorili e giardini lussureggianti.

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Anche Anacapri è una base ideale per piacevoli escursioni nella natura che portano a scoprire il volto più solitario e selvaggio dell’isola. Oltre al bellissimo percorso che porta alla Grotta Azzurra e al Faro di Punta Carena o l’entusiasmante Sentiero dei Fortini, a ovest, si può salire con la seggiovia al Monte Solaro (solo 12 minuti), il punto-belvedere più alto, a 589 metri sul livello del mare, e gustare un panorama da sogno su tutta Capri e i due golfi: quello di Napoli con la Penisola Sorrentina e quello di Salerno con la Costiera Amalfitana.

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Da qui, si può proseguire per la valle di Cetrella,  tappezzata di ginestre, percorrendo un sentiero in terra battuta che si snoda tra profumata macchia mediterranea. Prima di raggiungere l’eremo, si incontra, sulla destra, la casa dello scrittore scozzese Mackenzie, un piccolo cottage di montagna, restaurato dai volontari dell’associazione Amici di Cetrella e trasformato in centro studi sulla fauna e la flora isolane. Proseguendo ancora un poco lungo lo sterrato, si arriva finalmente all’Eremo di Santa Maria a Cetrella, www.cetrella.it, la protettrice dei pescatori capresi, un suggestivo ex-romitorio, fondato nel XIV secolo dai frati certosini, e adagiato su un balcone-belvedere di roccia a strapiombo sul mare. Una cornice davvero unica, dove a dominare sono il sole, il vento, i colori sfolgoranti dell’estate. La parte più antica della chiesetta è scandita da due navate con volte a crociera e da un piccolo campanile. Tra il 1614 e il 1619, il tutto fu parzialmente ristrutturato con l’aggiunta della sacrestia e di alcuni ambienti di servizio. Salire al terrazzo-sagrato posto al primo piano, significa regalarsi una veduta mozzafiato su tutto il versante meridionale dell’isola.

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Il ritorno ad Anacapri non è meno bello ed entusiasmante: si cammina tra cespugli di ginestra e orchidee selvatiche, costeggiando per un tratto le rovine del Castello Barbarossa, che prende il nome dal corsaro algerino Kheir-Ed-Din, che lo conquistò nel 1535. Oggi è una stazione ornitologica per l’osservazione e lo studio degli uccelli migratori dall’Africa al Nord Europa, ultimo scampolo di ambiente selvaggio, prima di arrivare alla confluenza con via Capodimonte, coi suoi negozi per turisti, a due passi dalla centralissima piazza Vittoria.

Link utile    Capri Tourism      www.capritourism.com 

Crediti  fotografici    Capri  Tourism

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